Monsignor Antonio Di Donna Presidente della CeC!

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Monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, è il nuovo Presidente della Conferenza episcopale della Campania. Lo hanno eletto i vescovi della Regione riuniti questa mattina, 26 gennaio, a Pompei. “I vescovi della Conferenza episcopale campana ringraziano il card. Crescenzio Sepe per il generoso impegno profuso alla guida della CeC dal 2006 ad oggi. E assicurano preghiere per la sua guarigione”.

Monsignor Antonio Di Donna

Monsignor Di Donna è stato per diversi anni segretario della stessa Conferenza, dove ha maturato una profonda esperienza di «collegialità», come egli stesso ha più volte affermato.

Il Vescovo, molto amato in città, è conosciutissimo anche per il suo impegno a tutela dell’ambiente. Da sempre difensore di quella che è, tristemente, denominata la Terra dei fuochi, sempre schierato dalla parte dei più deboli. Grazie a Monsignor Di Donna lo stesso Papa Francesco ha acceso le luci sullo scempio di questi territori martoriati, promettendo la su visita ad Acerra. Visita che ricordiamo fu rimandata solo per le restrizioni causa Covid.

Monsignor Antonio Di Donna Acerra

Biografia Monsignor Antonio Di Donna

Nato a Ercolano (NA), arcidiocesi di Napoli, il 1° settembre 1952; ordinato presbitero il 14 aprile 1976;
eletto alla Chiesa titolare di Castello di Numidia e nominato ausiliare di Napoli il 4 ottobre 2007;
ordinato vescovo l’11 novembre 2007;
trasferito ad Acerra il 18 settembre 2013.

Stemma episcopale

Lo stemma del vescovo Antonio rimanda alla città di Ercolano, città di nascita. Di Ercolano è rappresentata, anzitutto, la beata Vergine Maria, venerata nella basilica di Santa Maria a Pugliano, simboleggiata dalla stella; poi il Vesuvio ed il mare, rappresentati nel riquadro sinistro inferiore. Nel riquadro destro inferiore c’è il libro del Vangelo, segno dell’impegno di evangelizzazione, con l’alfa e l’omega, segno del Cristo, inizio e compimento della storia.

Il motto “Apparuit humanitas Dei nostri” (“È apparsa l’umanità del nostro Dio”) è tratto dalla lettera di Paolo a Tito (2,11). Il versetto fa parte del brano che si proclama nella Messa della notte di Natale. Esso richiama il mistero dell’incarnazione, fondamento della nostra fede, mirabilmente cantato da S. Alfonso. Inoltre, richiama la fedeltà a Dio e all’uomo, legge fondamentale dell’evangelizzazione. Esprime, infine, l’impegno a vivere relazioni umane significative e ad “umanizzare” i molteplici ambiti della vita.

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