Alle 10.02 si ripete il miracolo di San Gennaro

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In un Duomo semi deserto, senza la ressa di fedeli che ha sempre contraddistinto tale giorno di festa, il Cardinale Crescenzo Sepe ha mostrato l’ampolla su cui agisce, nel culto Cristiano, il secolare miracolo del patrono della città di Napoli. “Con gioia vi annuncio che anche questa volta il sangue di San Gennaro è sciolto. Il sangue – aggiunge il Cardinale – è completamente sciolto: segno dell’amore, della bontà, della misericordia di Dio e della vicinanza, dell’amicizia del nostro San Gennaro”. Il sangue era già sciolto nel momento in cui l’ampolla è stata presa dalla teca. Secondo la tradizione popolare il tempo e l’intensità del sangue sono considerate di buon auspicio per la città.

Come sempre folto il parterre istituzionale, anche se assai distante dall’altare centrale della Cattedrale: il sindaco Luigi de Magistris, il governatore Vincenzo De Luca, il vicecapo della Deputazione di San Gennaro, Riccardo d’Andria Carafa, il prefetto di Napoli, Marco Valentini, i vertici del distretto giudiziario e delle forze dell’ordine.

Il Cardinale, che idealmente saluta con questo miracolo la città nella pienezza del suo magistero – è al termine del suo mandato con anche la proroga, seguita alla scadenza del suo mandato – invoca subito la protezione “del patrono, e del Signore Gesù Cristo, contro la minaccia del coronavirus sulla città e sui napoletani”.

All’annuncio del miracolo, l’applauso di qualche centinaio di fedeli presenti tra le navate, ma a chiunque lo abbia vissuto, anche da visitatore, risalta la differenza con l’immagine della folla, e degli assembramenti fin dalle prime ore del mattino in onore del Santo. Scene sostituite da una rigorosa sequenza di filtri, per prelievo temperatura e distanziamento, non solo in cattedrale  ma in tutta l’area esterna di via Duomo e delle adiacenti strade pedonalizzate.

Sepe ricorda che “la lunga chiusura di aziende e negozi con il calo dei consumi dei mesi scorsi ha messo in ginocchio l’economia, anche a Napoli e in Campania. Abbiamo visto crescere, in una realtà già critica, nuove fasce di povertà, mentre i poveri sono diventati più poveri. Ancora una volta, Napoli è stata interpellata e ha dimostrato la grandezza del suo cuore, mettendo in campo la sua umanità oltre che la sua capacità reattiva e generosa, come quella messa a servizio dei contagiati dal mondo socio-sanitario con sacrifici personali, professionalità e dedizione assoluta”.

“I giovani – sottolinea il cardinale – sono chiamati a essere il primo argine, come protagonisti del cambiamento. Tutti sappiamo bene che sono loro la vera, grande risorsa di Napoli e del Sud, delle nostre comunità e dei nostri territor. I giovani sono la speranza e bisogna puntare su di loro per preparare, nel laboratorio della vita quotidiana, quel vaccino salvifico capace di contrastare i mali, vecchi e nuovi, di costruire la società delle certezze e del bene comune”.

Una cerimonia di San Gennaro che è stata molto atipica. Le necessarie misure anti Covid hanno dato l’accesso nella chiesa cattedrale a sole 200 persone nel Duomo, 100 nella basilica di Santa Restituta (che si trova all’interno del Duomo stesso) e 300 sul sagrato dove sono state sistemate le sedie con relativo distanziamento.

All’interno della Cappella di San Gennaro è stato permesso l’accesso alle “parenti”, gruppo di fedeli che ogni anno intonano delle preghiere per “incitare” il santo a realizzare il prodigio.

Quello del 19 settembre, giorno della festa del Santo patrono di Napoli, è il principale dei tre prodigi della liquefazione del sangue di San Gennaro attesi ogni anno. Le altre due date in cui è atteso il miracolo sono il sabato che precede la prima domenica di maggio, quando la cerimonia si svolge nella Basilica di Santa Chiara, al termine della processione cosiddetta “degli infrascati”. C’è poi il 16 dicembre, nella Cappella del Tesoro di San Gennaro.

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