Disoccupazione e incertezza di futuro, presidio a Napoli: “Saremo responsabili, ma non obbedienti”

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NAPOLI – Sabato 23 Maggio si è tenuto un presidio a piazza Dante che ha visto la partecipazione di circa 300 lavoratori, disoccupati e attivisti per inaugurare la fase 2.

Il presidio, autorizzato dalla Questura di Napoli, si è svolto nel rispetto del DPCM Rilancio del Governo per contenere il rischio di contagi per Covid-19 con gli assembramenti.

Durante il primo pomeriggio, hanno preso la parola alcune realtà promotrici dell’iniziativa, come il Movimento dei Disoccupati “7 Novembre”, i lavoratori della manutenzione stradale “Banchi Nuovi”, i lavoratori del Porto di Napoli e i lavoratori dello smaltimento rifiuti Di Gennaro, e due referenti del Sindacato Intercategoriale Cobas. Tutti insieme hanno ribadito che se la Fase 1 aveva già prodotto ulteriore precarietà per lavoratori in cassa integrazione, precari a nero e disoccupati, la fase 2 non ha di certo migliorato le condizioni economiche in mancanza dell’erogazione  di un reddito di emergenza per le fasce più colpite.

I responsabili della piazza hanno delineato il quadro che vede ancora un aumento del numero di decessi per Covid-19 proprio nelle fasce della popolazione laddove si vivono condizioni di povertà più critiche, così come nei luoghi di lavoro dove mancano le misure di sicurezza da ben prima della pandemia.

A seguito degli interventi al megafono, come precisato in una nota congiunta dei referenti del presidio, di comune accordo con le istituzioni i manifestanti avrebbero dovuto spostarsi verso Piazza Municipio, senza creare assembramenti, camminando sui marciapiedi e rispettando il distanziamento sociale. Ma le forze dell’ordine hanno limitato le uscite dei quartieri popolari vietando di fatto che si potesse confluire in sicurezza verso piazza Matteotti, dove nel frattempo era stato concordato un tavolo, alla presenza di una delegazione delle vertenze sociali e il vicesindaco Panini.

All’uscita di Via Toledo, in particolare, nonostante il “via libera” dell’ispettore della Digos, un gruppo di forze dell’ordine in assetto antisommossa ha caricato in maniera indiscriminata, nonostante presenti in prima fila alcuni disoccupati e disoccupate. Il comunicato lanciato dal capo della polizia Gabrielli parla di tre poliziotti feriti, ma non menziona i cinque manifestanti contusi.

La notizia è rimbalzata sulla stampa locale in poco tempo, in maniera anche mistificata rispetto all’accaduto, per questo il SI Cobas ha voluto pubblicare una nota di chiarimento dove si legge: “Che ora il capo delle forze dell’ordine voglia presentare i suoi uomini alla stampa come dei miti agnellini vittime delle violenze di lavoratori e disoccupati, scesi in piazza solo per reclamare il diritto al salario e il rispetto delle norme e dei CCNL, varati e disattesi dal loro stato e dal loro governo, questo ci sembra davvero assurdo. È un’offesa all’intelligenza di chi a via Roma ha potuto vedere coi propri occhi l’accanimento che ci è stato riservato dagli uomini della Questura e del reparto mobile di Napoli.”

Adesso i manifestanti attendono risposte ed un altro tavolo istituzionale lunedì 25. Non è escluso che non si riproponga un ulteriore presidio poiché come citano vari slogan a Napoli, lavoratori e disoccupati saranno “responsabili, ma non obbedienti”.

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